Consumatori scontenti -Arrivano le cause collettive

 

Un disegno di legge del ministero delle Attività produttive
Rc auto, prodotti difettosi: ecco come cambierà il codice civile

I danneggiati potranno allearsi per essere risarciti dalle aziende
E le sentenze favorevoli avrebbero poi valore "erga omnes"
di GIANCARLO MOLA

ROMA - La leva di carta bollata che i consumatori americani usano per rovesciare le multinazionali, che rende forti i deboli e timorosi i prepotenti, sta per essere importata in Italia. Si chiama "azione collettiva". Vuol dire che un solo giudice, in un solo processo, può condannare le aziende a risarcire i danni subiti da una molteplicità indefinita di utenti. È un meccanismo giuridico molto semplice, che negli Stati Uniti ha permesso agli acquirenti di auto non sicure e di seni al silicone difettosi - solo per fare gli esempi più noti - di ottenere indennizzi miliardari. Un sistema che presto dovrebbe entrare anche nell'ordinamento italiano.

Il ministro della Attività produttive Antonio Marzano ha infatti messo a punto un disegno di legge che prevede proprio l'introduzione della class action. La bozza finale è stata discussa in settimana con le associazioni dei consumatori, che ne hanno apprezzato i contenuti e la forma. Il testo è ora fra le mani dei tecnici del ministero della Giustizia, che dovranno esprimere il loro parere prima del voto in Consiglio dei ministri. Poi approderà in Parlamento, dove il consenso dovrebbe essere, almeno a parole, quasi unanime.

L'azione collettiva è una novità assoluta per l'Italia. Il codice di procedura civile in vigore prevede infatti che - nelle cause promosse dalle associazioni - il giudice possa al limite pronunciare una sentenza inibitoria (che impone cioè all'azienda citata in giudizio di interrompere il comportamento lesivo). Non è ammissibile invece un verdetto risarcitorio, che prescriva un risarcimento danni. I consumatori devono quindi portare singolarmente in tribunale la società. Con un dispendio di tempo, ma soprattutto di denaro, enorme. Con l'evidente difficoltà che deriva dal trovarsi di fronte ai potenti studi legali delle multinazionali. E con il rischio di perdere o vincere la causa a seconda del giudice che decide.

La proposta di Marzano cambia il meccanismo. Introducendo appunto la class action, che però in Italia (a differenza degli Stati Uniti) si svolgerà in due fasi.

Nella prima, avviata dalle associazioni dei consumatori, il magistrato può "pronunciare condanna generica - si legge nella bozza - al pagamento di quanto dovuto, anche a titolo di risarcimento dei danni subiti. Con la sentenza di condanna generica il giudice può stabilire l'importo dovuto a ciascun consumatore o utente ovvero i criteri in base ai quali dovrà essere determinata la misura dell'importo da liquidare in favore di singoli consumatori o utenti".

Una volta ottenuta la condanna (o trovato un accordo fra le parti), sta al consumatore muoversi: deve presentare un ricorso al tribunale competente per territorio e chiedere l'applicazione della sentenza. Non ci sono sorprese in questo caso: se l'utente rientra nella categoria dei danneggiati, il riconoscimento dell'indennizzo è automatico.

Un esempio? Il caso Rc auto. Due anni fa l'Antitrust ha rilevato che le compagnie assicurative, nel periodo 1995-2000, avevano fatto "cartello", facendo lievitare i prezzi oltre misura e violando così le norme sulla concorrenza. Gli automobilisti hanno quindi maturato un diritto al risarcimento di una quota del premio pagato calcolabile intorno al venti per cento. Ebbene, in pochissimi ne hanno approfittato, proprio perché (soprattutto dopo la decisione del governo di trasferire la competenza dal giudice di pace al tribunale) il gioco della controversia individuale non valeva la candela: spese legali, lungaggini giudiziarie e incognita sull'esito finale rendevano poco conveniente la causa.

Con l'azione collettiva, per ottenere il dovuto, sarebbe bastato un solo grande processo e tanti ricorsi a basso costo.

Il riferimento non è casuale. È stato proprio per far digerire ai consumatori il decreto salva-compagnie che il ministro Marzano ha promesso - lo scorso febbraio - una legge sulle class action. Il momento di mantenere l'impegno sembra arrivato. Anche perché le associazioni incalzano. "È una svolta indispensabile per riequilibrare i rapporti di forza tra consumatori e aziende. La bozza di Marzano va in questa direzione e quindi la sosterremo. Ma non daremo tregua fin quando non sarà diventata legge", dice Paolo Martinello, presidente di Altroconsumo.

L'entusiasmo non è però unanime: "Finché il progetto non passerà in Consiglio dei ministri non credo a nulla di tutto ciò che esce dal ministero delle Attività produttive. E poi voglio vedere se le potenti lobby delle assicurazioni e delle banche lasceranno davvero il Parlamento libero di decidere", spiega il presidente di Federconsumatori Rosario Trefiletti.

Non è detto però, che si debba attendere l'intervento del governo. La commissione Giustizia della Camera sta infatti discutendo in queste settimane un progetto di legge dei Ds simile per molti versi a quello di Marzano. "I segnali sono positivi anche perché nessuno ha voglia di inimicarsi i consumatori", dice il primo firmatario Francesco Bonito. "Certo, la partita è grossa. E sono curioso di vedere chi avrà il coraggio di andare fino in fondo".

La Repubblica30 novembre 2003

 

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